"Bagolino, il miglior luogo per vivere esperienze emozionanti"

Territorio e geologia

Territorio

 

La posizione geografica di Bagolino

Cornone di Blumone

 

Bagolino è una stazione turistica montana, pittorescamente disposta all’estremità settentrionale della Valle Sabbia, al confine con la provincia di Trento (oriente), con la Valle Camonica e la Valtrompia (occidente), collegato con esse rispettivamente attraverso il Passo Crocedomini e il Giogo del Maniva.

Dominato dall’imponente Cornone del Blumone, magnifico monumento del gruppo Adamello, il territorio di Bagolino, denominato anche Valle del Caffaro, è attraversato dall’omonimo fiume che nasce al Passo Termine (mt. 2334).
Esso, scendendo nella conca del Gaver e quindi alternando ripidi pendii e falsi piani, dopo circa 16 Km giunge al paese, per poi piegare bruscamente all’altezza del Ponte Prada, entrare nella Piana d’Oneda ed affluire al fiume Chiese a pochi metri dal Lago d’Idro.

 

 

La vegetazione e la fauna

Bosco

 

Nel comune di Bagolino la superficie boscata è molto ampia e si sviluppa dal fondovalle fino al limite della vegetazione a circa 1600 m slm.

In questa fascia di sviluppo delle specie forestali, troviamo diverse tipologie che possiamo riassumere in:

  • Bosco misto fino ai 700 m slm;
  • Faggeta dai 700 ai 900 m slm;
  • Peccata-Lariceto dai 900 m slm al limite della vegetazione.

 

La fauna esistente nel comune di Bagolino, così come in ogni altra zona alpina, è legata al tipo di vegetazione presente.

 

Nei boschi misti di latifoglie vivono schiere di animali, principalmente insetti: il buprestine del tiglio, l’apodero del nocciolo che accartoccia le foglie come dei cilindri per la sua prole, o il balanino delle nocciole che con il suo rostro fora le nocciole ancora verdi per deporvi le uova.
Sul terreno si trovano le chiocciole, le lumache, i rospi e le salamandre, il riccio ed il tasso.
I caprioli poi vi trovano zone di passaggio ideali con ottima possibilità di pascolo.
Sui castagni isolati i picchi fabbricano i loro nidi. All’upupa e all’assiolo i castagni sono pressoché indispensabili perché non trovano altrimenti alberi con cavità adatte.
Anche l’allocco ama abitare nelle spaziose cavità dei tronchi deperienti e da qui intraprendere i suoi voli per prati e campi alla caccia di preda.

Nel bosco di conifere con l’abete rosso e il larice si trovano sia piccoli mammiferi quali il toporagno, sia gli ungulati, quali il capriolo ed il cervo, nonché animali che nidificano nel terreno e che si nutrono di insetti e di bacche, come la beccaccia ed il francolino di monte.
Diversi uccelli come il crociere o lo scoiattolo si cibano dei semi dell’abete rosso. Anche la succosa corteccia dell’abete rosso è divorata da diversi animali quali lo scoiattolo, il ghiro, mentre le radici sono attaccate da topi.
Alzandosi in quota si trova poi il gallo cedrone, la martora la civetta nana, la nocciolaia, il fagiano di monte.

Nei pascoli montani infine, nonostante le limitazioni climatiche, numerosi animali sono riusciti ad adattarsi tra questi troviamo: la marmotta, la lepre alpina, l’ermellino, il culbianco, l’aquila, il camoscio.

 

Il patrimonio geologico

Strati del Triassico in Località Romanterra

 

Una grande faglia che si estende tra Lodrone ed il Passo Maniva divide la Valle del Caffaro in due settori geologicamente diversi.

A sud della faglia si trovano degli strati ora quasi verticali, depositatesi in un mare tropicale nel periodo Triassico (250-200 milioni di anni fa).
I sedimenti esposti sul letto del fiume Caffaro nei pressi del Ponte di Romanterra contengono importanti fossili e sono considerati come possibile punto di riferimento globale nella costruzione della scala geologica del Triassico.

A nord della faglia sono visibili rocce più antiche che comprendono scisti metamorfici (pendii del Monte Maniva) ricoperti da successioni di sedimenti argillosi, arenarie, conglomerati ed intervalli di rocce vulcaniche (porfidi) formatesi in un ambiente continentale, ca. 280 di milioni di anni fa (Permiano).

 

Arenarie rosse del Permiano

Kellnerites bagolinensis

 

Infine nell’alta Valle del Caffaro affiorano le rocce più recenti della zona.

Da magmi intrusi durante la formazione delle Alpi (40 milioni di anni fa) ad una profondità di circa 10 km si sono cristallizzati i gabbri e le dioriti scure del Cornone di Blumone e le granodioriti (rocce granitiche) del Monte Bruffione.

 

 

 

 

A causa del calore proveniente da questi magmi i sedimenti adiacenti si sono trasformati in marmi bianchi ed in altre rocce metamorfiche.

Granodioriti

Pieghe nei sedimenti metamorfici del Gaver